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Società italiana delle storiche |
Di seguito un testo di Annarita Buttafuoco sugli obiettivi sella Scuola estiva.
La Società, nata nel febbraio del 1989, oggi conta oltre trecento iscritte, docenti universitarie ed insegnanti impegnate sul versante della ricerca storica, che hanno assunto la soggettività femminile come strumento di indagine. Studiose con differenti orientamenti storiografici, unite da un impegno comune e dalla volontà di rinnovare ricerca e insegnamento, dal desiderio di confrontare ed esaminare l'applicazione di concetti e di categorie interpretative partendo appunto dalla soggettività femminile.
Nel 1989 la Società, tenendo conto del crescente interesse nei confronti della storia delle donne e delle relazioni di genere cominciò a valutare la possibilità di dar vita ad una scuola estiva annuale articolata in due settimane di corsi ognuno in sé autonomo e concluso.
Tra le iniziative della società rientra appunto la Scuola estiva che ha visto finora il susseguirsi di dodici cicli di lezioni, dedicati a temi e questioni differenti - dalla dote e il matrimonio al mondo del lavoro, dalla biografia e l'autobiografia alle famiglie, dalla bellezza al diritto - aprendo la discussione e il confronto su questioni che sono al centro della storia delle donne e delle relazioni di genere.
L'intento primario che la Società si proponeva era quello di offrire occasioni di confronto, di approfondimento e di verifica a quante - sia all'interno dell'ambito accademico che all'esterno - fossero interessate ad acquisire strumenti metodologici e professionali più idonei per rileggere la storia a partire da una prospettiva di genere.
E ciò nel quadro più ampio di un'attività di formazione, aggiornamento e divulgazione: tre termini che sintetizzano quell'ottica di trasmissione di saperi e di conoscenze sulla quale hanno ruotato fin da allora i corsi della Scuola, corsi che infatti non sono tesi a raggiungere soltanto un pubblico di "addette ai lavori" (accademiche, storiche di professione o insegnanti di storia che siano), ma un'utenza quanto più eterogenea possibile di donne.
Questa "apertura" programmatica, in linea con lo Statuto della stessa Società, rende - già "sulla carta" - originale ed innovativa la proposta scientifico-didattica promossa dalla Scuola Estiva e ne ha decretato ad un tempo l'immediato successo, come testimoniano le domande di iscrizione che ogni anno pervengono alla Scuola e l'ampio consenso che la stampa e le reti televisive e radiofoniche hanno rivolto all'iniziativa fin dalla sua istituzione.
In fase di attuazione pratica poi, queste premesse sono state ampiamente confermate ed il progetto si è concretizzato al meglio grazie alla collaborazione instaurata dalla Società Italiana delle Storiche con l'Università di Siena, la quale ha messo a disposizione della Scuola Estiva servizi e strutture, prima fra tutte la suggestiva Certosa di Pontignano, sede che offre gli spazi necessari allo svolgersi delle attività didattiche e, insieme, accurati servizi per l'ospitalità delle corsiste e delle docenti.
In questo magnifico complesso residenziale del XIV secolo alle porte di Siena, immerso nella campagna e circondato dalle colline del Chianti, per sei estati si sono svolte le lezioni, si sono confrontati diversi percorsi di lavoro e si sono sviluppati dibattiti che hanno favorito la conoscenza delle ricerche svolte e di quelle ancora in cantiere.
Predisposta a favorire un rapporto diretto e costante fra le insegnanti e le corsiste la struttura della Scuola Estiva si articola in due momenti didattici: le lezioni, che si svolgono ogni mattina dalle h. 9 alle h.12.30 (con una breve pausa per il coffee break), e i seminari che hanno luogo nel pomeriggio dalle ore 16 alle 18. Nel corso delle prime, ciascuna docente fornisce a tutte le iscritte gli elementi di contestualizzazione cronologica, problematica, metodologica del tema che è oggetto del proprio corso, indicandone inoltre la bibliografia essenziale. Nei seminari, rivolti alle corsiste che decidano di approfondire uno dei tre temi proposti nelle lezioni, si prendono in esame le fonti e alcuni nodi problematici del tema in oggetto, atti a favorire la comprensione delle metodologie di ricerca e la discussione collettiva dei materiali proposti.
Un'esperienza particolarmente interessante e produttiva, quest'ultima, in cui la composizione eterogenea delle partecipanti al seminario (diverse per età, per formazione intellettuale e culturale, per provenienza geografica ed esperienza di studio o di lavoro) consente una pratica di trasmissione e di confronto del "sapere" fondata non tanto sulla maggiore o minore competenza rispetto alla propria area di ricerca quanto sul continuo interrogarsi sulla propria soggettività in relazione all'oggetto di indagine.
Al di là dell'esigenza, pure fondamentale ed avvertita da tutte, di acquisire strumenti metodologici e professionali più idonei per approfondire conoscenze e metodi che riguardino l'esperienza storica femminile e le rappresentazioni dell'identità di genere, la Scuola Estiva trova infatti il suo punto di forza proprio nel confronto tra donne diverse. Diverse, ma ugualmente curiose di conoscere e di conoscersi, di portar fuori il proprio vissuto e di riproporsi come allieve, spezzando però quella contrapposizione netta tra docente e corsista tipica delle modalità di trasmissione formalizzate che si realizzano in ambito accademico e scolastico.
L'ambiente stesso della Certosa di Pontignano, luogo bellissimo e suggestivo, capace di dilatare il tempo dello studio oltre i confini delle lezioni e dei seminari contribuisce a questa circolazione di "saperi", idee ed esperienze. L'elemento che più fortemente ricorre nelle schede finali di valutazione delle partecipanti è proprio l'entusiasmo per aver vissuto un'intera settimana in uno spazio così magico e "rivitalizzante", perché popolato soltanto da donne, che hanno scelto un isolamento "forzato", capace però di creare le condizioni ideali per una socializzazione non superficiale.
Anche le numerose iniziative ricreative proposte dalla Scuola contribuiscono a fungere da elementi di coesione. Alle passeggiate nel chiostro, alle chiacchierate e alle feste di fine corso, alla possibilità di scegliere un libro rigorosamente al femminile nello stand fisso allestito in uno dei chiostri della Certosa , vengono abbinate attività culturali, come concerti di musica classica, récitals di attrici o mostre fotografiche.
Fondamentale si è rivelato inoltre il corso serale di rieducazione al movimento che ha affiancato la Scuola nei suoi quattro anni, trasformandosi in un momento di autogratificazione.
Il valore e l'importanza di un'esperienza come la Scuola Estiva non si esaurisce dunque nell'attività culturale e scientifica svolta nell'ambito delle lezioni dei seminari o dei laboratori didattici, ma investe il quadro più ampio in cui tali iniziative si collocano, quadro che trova nella formula del corso stanziale, in questa sorta di "comunità" di donne, la sua espressione più felice proprio per il confronto tra le differenti esperienze di ricerche, didattiche ed umane che la Scuola contribuisce ad attivare, senza rifiutare il confronto ed il dibattito tra posizioni diverse. Se è vero infatti che non esiste la storia di una donna e la categoria di donna in senso assoluto ma che ci sono tanti modelli e soggettività diverse, prima fra tutte quella di chi fa ricerca, allora il vero elemento di forza della Scuola estiva va cercato più che in qualche categoria interpretativa fissa, nell'apporto personale che ciascuna - studentessa, impiegata o sindacalista - può dare all'economia del corso attraverso i propri interrogativi. al di là dello sguardo che ogni docente porta sui documenti che interroga e dell'uso che fa degli strumenti di lavoro, conta anche la circolazione dei "saperi", dei percorsi di ricerca e delle esperienze che la Scuola riesce ogni volta a sollecitare, imponendosi proprio per questo motivo come un'esperienza unica nel suo genere non solo nel nostro paese, ma anche in quelle nazioni in cui Women's Studies hanno avuto un riconoscimento scientifico anche in ambito accademico.
[Nel 1999 la Scuola estiva di storia delle donne è stata intitolata ad Annarita Buttafuoco, che ne era stata la principale promotrice]