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Fondazione Elvira Badaracco
Riguardarsi
Manifesti del movimento politico delle donne in Italia
a cura di Emma Baeri e Annarita Buttafuoco

Protagon Editori Toscani, 1997


MLD. Movimento di Liberazione della Donna

Organizzazione nazionale, si forma nel febbraio del 1971 col suo primo congresso, dopo una serie di conferenze a tema tenute a Roma da Alma Sabatini, Massimo Teodori ed altri in un Seminario di lavoro politico sulla liberazione della donna, nel quale si dà conto dell'esperienza della lotta contro la repressione sessuale attivata negli Stati Uniti e del femminismo americano. Alle conferenze partecipano moltissime donne, alcune già attive nei primi gruppi femministi, come Carla Lonzi, Carla Accardi, Julienne Travers o Elvira Banotti.

L'Mld si costituisce come una formazione specifica - composta da uomini e da donne - nell'ambito del Partito radicale, cui è federata, al pari del Fuori (movimento per i diritti degli omossessuali) ed altri movimenti. Tale scelta, operata nonostante l'opposizione di alcune, convinte che per combattere contro il patriarcato e per la liberazione della donna, sia necessaria una struttura autonoma, è all'origine di scontri e di scissioni, a partire dalla scelta della denominazione, con la quale, si osserva, viene indotta l'idea che l'organizzazione coincida con tutto il movimento delle donne, mentre ne costituisce, semmai, una parte.

Fin dall'inizio escono dall'Mld le femministe radicali, tra cui Alma Sabatini, la quale chiede spazi di autocoscienza di sole donne: richiesta non accolta dagli uomini che fanno parte del gruppo. Alma Sabatini, Daniela Colombo ed altre danno vita con donne provenienti da altre esperienze, al Movimento Femminista Romano. La diffusione nazionale avviene per lo più seguendo le linee della diffusione del Pr; in alcuni casi, però, si costituiscono gruppi denominati Mld che non hanno rapporto con questo partito.

Contraccezione, aborto, socializzazione dei servizi domestici, istituzione di asili d'infanzia antiautoritari, sono tra gli obiettivi del Movimento. Nel 1973 si avvia una raccolta di firme finalizzate ad un referendum abrogativo della legge che condanna l'aborto e, in concomitanza col processo contro Gigliola Pierobon, si procede ad una raccolta di autodenunce di donne che hanno abortito e di uomini che hanno aiutato ad abortire.

Alla fine del 1975 l'Mld apre, in una sede separata dal Pr, un consultorio autogestito di informazione sulla contraccezione e l'aborto. Vengono stampati materiali quali il testo a fumetti Se non vuoi rimanere incinta e Aborto facciamolo da noi.

Nel congresso del 1975, Liliana Ingargiola, componente della segreteria uscente, propone di chiudere agli uomini la possibilità di iscriversi all'Mld. In quel periodo alcune donne, uscite dall'Mld, danno vita all'Mlda (Movimento di Liberazione della Donna Autonomo). Nel 1976, l'Mld romano occupa palazzo Nardini, in via del Governo Vecchio, dove, oltre al consultorio, si apre un centro contro la violenza alle donne. L'occupazione segna una svolta definitiva nel rapporto col partito ed apre una fase nuova di rapporti con altri gruppi del femminismo e con l'Udi.

Nel 1978, al congresso di Bari del Pr, l'Mld comunica la propria decisione di "sfederarsi" dal partito, decisione ratificata nel V Congresso nazionale dell'Mld, a Catania, perché "non volevamo più essere una parte, una componente, di un tutto. Le donne sono "motore" di processi di rinnovamento che investe tutti, uomini e donne". Sono in grado, quindi, di dire la propria parola nuova su tutto, sul mondo" (Liliana Ingargiola).




Pagina costruita il 31 ottobre 1998, modificata il 2001-04-15 a cura di Susanna Giaccai